Periodo Romano e Bizantino
Otranto Romana
Nel 151 A.C. la città (Hydruntum) diviene municipio Romano. In questo periodo Otranto entra in competizione con Brindisi per divenire il porto di riferimento per gli scambi con l’area orientale dell’Impero. Tra le testimonianze più importanti dell’epoca romana sono da annoverare le due basi marmoree con epigrafe latine che ricordano gli imperatori Marco Aurelio Antonino e Lucio Aurelio Vero (II secolo D.C.). Nel 162 D.C. ad Otranto viene concesso la potestà di battere moneta propria.
L’apostolo Pietro nel suo viaggio verso Roma approdò proprio sulle coste del Salento. Su queste terre la religione cattolica attecchì in maniera significativa quasi da subito favorita dalla presenza di una nutrita comunità ebraica e dagli intensi scambi che intercorrevano con l’oriente. In particolare la comunità ebraica favorirà lo sviluppo della città attraverso l’incremento dei commerci che passavano dal porto. Essa rimarrà piuttosto numerosa anche in epoca medioevale allorquando ne viene attestata una consistenza numerica pari a 500 unità.
Che la realtà Otrantina avesse abbracciato fin da subito ed in maniera decisa la religione cristiana è testimoniato dal racconto di San Paolino di Bordeaux vescovo di Nola che in un carme evocherà il viaggio ad Oriente di un pellegrino eccellente “Niceta di Remesiana”. Imbarcato ad Otranto il santo evangelizzatore dei Balcani viene accolto da una grande comunità monastica con schiere di vergini frati e suore che inneggia al suo passaggio. Le comunità monastiche evocate da San Paolino erano attestate nelle numerose cellette che ancora oggi si aprono sulle pareti rocciose della valle delle Memorie.
Particolare interesse storico riveste anche l’Itinerarum Burdigalense o Itinerarum Hierosolymitanum. Si tratta di un racconto di viaggio di un pellegrino di Burdigala (oggi Bordeaux) che nel dicembre del 333 D.C. passò da Otranto al suo ritorno dalla Terra Santa dopo aver traghettato da Valona. Otranto rappresentava al tempo, ilo principale punto di partenza e di arrivo per le comunicazioni con l’oriente. Qui è presente una dettagliata descrizione del sistema viario e postale al tempo di Costantino, tra l’altro, potenziato da queste parti per il nuovo ruolo attribuito alla vicina Costantinopoli. Nel suo libretto di viaggio il pellegrino fa una descrizione dettagliata dei luoghi oggetto del suo passaggio con annotazione dei toponimi utilizzati dalla gente del posto. Curioso, al riguardo, è la denominazione utilizzata per indicare Otranto, chiamata Odrònto.
Otranto Bizantina
Con la divisione dell’Impero Romano in Occidente ed Oriente, Otranto entra da subito nelle mire di Costantinopoli che con la successiva caduta dell’Impero d’Occidente, insedia ad Otranto i suoi funzionari facendo della città il caposaldo delle proprie dominazioni nell’Italia meridionale.
L’espansione longobarda interessò la Puglia meridionale fino al cosiddetto llimitone dei Greci (comunque posto a nord di Gallipoli e a sud di Oria), oltre il quale continuò ad essere bizantino il ducato di Otranto, con riflessi nella storia linguistica e culturale evidenti a tutt’oggi nei centri della Grecìa Salentina, dove ancora si parla il GRIKO.
Otranto, inoltre viene posta amministrativamente a capo di un territorio molto vasto comprendente Japigia, Messapia e Calabria che prenderà il nome di Terra d’Otranto. La vecchia via Traiana adesso passa da Taranto, Oria, Lecce per giungere quindi ad Otranto escludendo così Brindisi ed il suo porto dai traffici con l’Oriente. La città viene dotata di un’eccezionale cinta fortificata ritmata.
Nel VIII secolo le tensioni tra Bisanzio e Roma divengono molto forti a causa dei decreti iconoclastici voluti a Costantinopoli e avversati dai Papi Gregorio II e Gregorio III, quest’ultimo apertamente in lotta con l’Imperatore Leone III Isaurico che si era intromesso in questioni religiose (aveva elevato l’iconoclastia a dottrina ufficiale dell’impero). E’ in questo periodo che si riversano sul Salento ed a Otranto in particolare, una moltitudine di monaci basiliani che andranno a fondare un gran numero di cripte religiose. Molto interessanti da questo punto di vista sono le celle create da quest’ultimi nelle pareti tufacee della valle della Memorie a Otranto.
Nel IX secolo Otranto è arcivescovado autocefalo (autonomo) dipendente da Costantinopoli.
Nel IX e X secolo tutto il meridione deve convivere con le incursioni saracene provenienti dall’Africa. Nell’838 D.C. Brindisi viene presa dai berberi e i suoi abitanti vengono in parte uccisi ed in parte fatti schiavi e deportati in Nord Africa.
Nell’840 tocca a Taranto. I saraceni si insediano nella città e vi rimangono per decenni. Stessa sorte tocca a Bari e ad alla Sicilia. Solo Otranto è nelle condizioni militari e difensive di resistere agli attacchi. Le sue poderose mura, infatti, reggono bene ai vari assalti.
Nel periodo a cavallo dell’anno mille l’Impero vive un periodo di decadenza, ma paradossalmente questo è il momento ove le città meglio riesce a godere della cultura Bizantina sul piano civile, culturale, giuridico e religioso. Otranto rimane il centro di irradiazione di questa cultura e tale rimarrà per secoli. Viene elevata a sede metropolitana dall’Imperatore Niceforo II Foca con cinque suffraganee (Acerenza, Tursi, Gravina, Matera e Tricarico). Ciò sta ad indicare che l’ellenizzazione in terra d’Otranto si va rafforzando e che, se pure la testimonianza del Doxopatre (sec. XII) parla di città dell’entroterra pugliese appartenenti a Roma e città costiere pugliesi a Costantinopoli, essa non è da prendere alla lettera infatti molte diocesi di fatto passano da Roma a Costantinopoli non senza dolorosi contrasti. Nelle diocesi soggette a Bisanzio convivono vescovi greci e riti latini, vescovi latini e clero greco; ad Otranto si alternano vescovi greci e vescovi latini.
Sempre in questo periodo viene eretta la chiesa di San Pietro con l’altare rivolto ad Oriente.
La parentesi Normanna
Sul finire dell’XI secolo i Bizantini abbandonarono definitivamente la Puglia a favore dei Normanni. Otranto fu l’ultima città a cedere al nuovo invasore. Nel 1088, sotto il loro dominio, viene consacrata la maestosa cattedrale che nel secolo successivo il monaco greco Pantaleone ornerà con un grandioso mosaico pavimentale sintesi geniale della tradizione culturale occidentale ed orientale.
Sempre in questo periodo nasce fuori della città l’abbazia di San Nicola di Casole, che diverrà il più ricco monastero dell’Italia meridionale.
Quest’ultima sarà fondata da Boemondo I, principe di Taranto e Antiochia al ritorno da una crociata in Terra Santa. Il principe Normanno cercherà in questo modo di aggraziarsi la simpatia dei monaci greci salentini che appoggiavano la religiosità greca. Dalla sua ricchissima biblioteca uscirono molti testi che attestavano ancora una volta il profondo legame con l’Oriente.


